mercoledì 11 maggio 2011

Fragile, quel soffio appeso ai margini di questo cielo.


Non so neanche come iniziarlo questo post.So solo che ho voglia di scrivere e cercare di mettere insieme ogni pezzettino, ogni ritaglio,anche il più scarabocchiato di quello che sento qui dentro. Sembra che neanche io stavolta sia in grado di leggermi,e questo è capitato proprio a me, che vivo ogni giorno per decodificare il mondo e il cuore degli altri.Vivo nell'Aria, come il mio nome, come i centimetri di cielo su cui amo sospendermi, abbracciata stretta a quest'immagine di me imperfetta che alle volte si protende, altre, si nasconde.
Io mi sto nascondendo e non riesco ad evitarlo.Una parte di me ha sempre desiderato questo momento, finalmente delle difese, delle barriere che non lasciano entrare nulla che possa far male. Preferisco immaginare, piuttosto che mostrarmi per quello che sono. E questo mi fa sentire così poco coraggiosa.
Mi vedo correre,lasciare traccie, mi vedo camminare svelta, salire sul treno, mi vedo svanire quando riesco a confondermi tra la gente.E' delicata la linea che mi divide dal resto, i colori, il vento della mattina presto,la musica che ascolto quando esco dalla stazione sembra adattarsi perfettamente a tutto quello che mi respira intorno.Il tempo sembra fermarsi, come del resto faccio anche io.I pensieri mi coccolano, come mi coccola quel sapore malinconico di quando appoggiata al finestrino mi lascio distogliere dalla velocità degli alberi che mi scorrono davanti agli occhi fino a quando,sulla strada di casa ritrovo il disordine lasciato la sera prima. Nella mia stanza, tazze di caffè, resti dei miei piccoli eccessi, i colori delle candele che accendo a seconda dei miei stati d'animo.Ci sono le mie poesie preferite, le riconosco dalle pagine più stropicciate,i tacchi, che ancora devo imparare a portare,le penne speciali di cui centellino l'inchiostro,regalate da persone speciali.Le mie foto che a volte riescono a raccontare quello che non sono in grado di dire.Ci sono tante cose qui dentro,le tengo al sicuro, come faccio con me, per la paura di portarle fuori e di portarmi fuori.
La mia è una gabbia dorata, dove azzardo i sogni più belli.C'è una canzone che sembra sia stata scritta apposta per me:[ Dai petali scivoli tu, che attenta ti osservi ma non ti comprendi,lascia che ti accolga tra le mie braccia e la tua libertà, brucia le ali e fai parte di me, rinuncia a te stessa e fai parte di me"]Così canta Malika alla fata che è dentro di lei,che somiglia molto anche alla mia.Quel giardino la fa sentire al sicuro,protetta,fino'ora solo vittima dei castelli di cristallo che lei stessa ha costruito e ha visto infrangersi, ma nonostante questo, nonostante i frammenti che ha dovuto rimettere insieme,le sofferenze reali la spaventano ancora di più.Lei come me, ha paura di lasciare quel mondo, anche se fosse solo per un' istante.

6 commenti:

Cristina ha detto...
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Pol ha detto...

Il fatto che tu abbia deciso di scrivere, dopo mesi di silenzio, è comunque una bella notizia per gli amanti della parola... Le penne speciali di cui centellini l'inchiostro... No, non centellinare: chi ti ha regalato quelle penne lo ha fatto perché sa quanto ami scrivere, e perché quanto sia bello leggerti. E nello scrivere scoprirai le tue fragilità, le riconoscerai e potrai dare loro un nome... Conoscerle sarà il primo passo per superarle... Spero di leggerti presto... Ciao e bentornata...

Cristina ha detto...
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Cristina ha detto...
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aryadne ha detto...
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aryadne ha detto...

Mi esce un sorriso.Il pensiero di essere riuscita almeno in parte a trasmettere un po' di me, fa acquistare alle mie fragilità un' altro colore,tanto da diventare morbide e inoffensive. Non posso fare a meno di ringraziarti per non aver dimenticato questo posticino..le tue parole sono un regalo :-)