venerdì 23 dicembre 2011

Dolce recupero delle Mie redini


Mi sfilo tanti perchè, come fossero dei vestiti leggeri, strati di lino infinito, uno sopra l'altro.
La mia è una battaglia bianca,perchè la mia è un anima che non sa aggredire, trasparente, perchè se lo si vuole,posso anche sbiadire nella sostanza, e perdere forma nei pensieri di chi non osa continuare a guardarmi.
Rosa,nelle viscere, nelle idee, nelle curve sui miei fianchi.
Indaco come la spiccata immaginazione che mi canta dentro.Questa è la mia lotta contro quelle architetture mentali che strappano la luce dagli occhi del presente.

Io di rimpianti non ne voglio. Non voglio guardarmi indietro e sentirmi incompleta e immaginarmi completa con un pezzo lasciato in un luogo dove ero già stata.Lo so, questa vita così strana a volte può indurci a tornare sui nostri passi, a volte si, ce lo permettiamo, ma sembra che la cosa stoni con quella che è la mia melodia,da qualsiasi emozione io provenga, non è da me precludermi qualcosa che può arricchirmi.Ma soprattutto non è da me fermare il cuore in corsa, per la paura di mettermi in gioco, in un mondo nuovo, esplorando due occhi diversi, respirando un 'altro profumo.
Allora va bene, metto dinuovo un punto.Salto dinuovo un paragrafo.Compro un' agenda di Klimt, per l'anno nuovo.
Trattengo il vecchio Bello,le cicale di quest'estate e quella notte Aquilana tanto deserta quanto tenera del mio ultimo novembre.
Io sono come le foglie,e lo so, devo migliorare, devo imparare a fluttuare nell'aria rimanendo aggrappata al mio ramo.
Io sono il centro di me, devo essere il mio buon'umore,la mia energia, il mio splendore. E perchè no, se la sana malinconia mi scolorisce, sarò il pennarello che mi riaccende.
Ho solo 20 anni. Se son stata scossa dalle comete, è perchè non potevo imparare ad amarmi se non così. Con le mie piccole esplosioni.

Ho catturato scintille di zucchero che hanno saputo di mare e di neve.Hanno animato il mio cielo in due istanti, quel tanto che bastasse per chiudere gli occhi e riaprirli.
Ma nel mezzo, a metà fra il buio e le ciglia che si rialzavano, ho avuto il mio sorriso perfetto.

e Poi, bo.Ho sempre pensato che l'amore potesse farmi tanto bella, ma in fondo, che cos'è l'amore se non l'opportunità per riflettere un bello che già c'è,nato dalle nostre meraviglie con tutto il loro corredo di debolezze.
Il piacere invisibile più grande che possa abbracciare, è quello di sentirmi Me, di ritrovarmi se mi perdo, di esser la mia ombra per seguirmi mentre cresco.

martedì 1 novembre 2011

Lettera mai scritta.



Ora ho anche io un mondo nel cuore che non so esprimere.
E' stato un salto che non potevo rimandare.Mi avete letta, mi sono letta mettendo insieme immagini pastello che raccontassero il passaggio tremolante del mio corpo su quel filo,quando quella che chiamavo realtà,subiva un po' troppo il profumo e il sogno di quello che viveva nella mia testa, sotto i capelli.
Tutto aveva quel sapore lì, quel sapore di immaginazione,di panna e mirtilli, poi di arancia amara, quando le aspettative venivano deluse da chi però non mi aveva dato niente, ma solo lasciata intendere.Me la ricordo quella soglia,erò lì in punta di piedi,sapevo già che sarei stata bene oltre quella porta,pensavo bene di quei posti a priori, perchè ne avevo percepito il bello ma senza che mi fosse stato mostrato.Qualche proiezione di troppo.Troppo cielo, tante piccole cadute per terra.
Eppure era più facile. Era più facile vedermi pallida con quelle lacrime.Cadevano per chi non esisteva, per chi nonostante tutto quanto non mi aveva ancora fatta entrare,ero ancora nel mio angolo di mondo, mi scoprivo, mi affrontavo, ma non affrontavo me e il resto, me e l'altro.
Poi, così naturalmente travolta, capì che era arrivato il mio momento.
Per qualche strano scherzo del destino sei arrivato tu, in quell'agosto mai stato così felice, come me, che non lo ero mai stata.Ti avevo trovato,mi faceva sorridere pensare al tuo nome quando mi tenevo sospesa su quei pensieri morbidi, era così piacevole sentirne il suono nella mia testa.Tornavo in quella piccola stanza della mia casa al mare, e fissando quel letto a castello ripensavo alla mia stupida dichiarazione, a quanto potessi essere stata buffa e impacciata,mentre tu eri lassù, curioso di sentirti dire quello che volevi che io ti dicessi, quello che mi avevi strappato dal petto, quelle parole a cui mi hai portato da prima che ci conoscessimo.E quei giorni, quelli che vennero dopo, quelli dei segreti, quelli in cui Arianna ha provato le sue prime vere emozioni, non erano di carta velina color pastello, nè di ovatta, non avevano il profumo dei fiori, erano semplicemente reali e io con loro per la prima volta abbandonavo la mia gabbia dorata.
Sei stato il mio primo passo qui fuori.
Ci siamo nascosti,ci siamo abbracciati senza difese, ancora senza barriere,in quel momento pensavo che se solo avessi vissuto qualcosa in più di te, in quel momento ti avrei amato, avrei preso te e il tuo dolore,avrei fatto mio anche quello.
C'erano le braccia intrecciate che da un letto all'altro mi riscaldavano il cuore e il corpo, c'era il tuo battito accellerato, il tuo primo dettaglio che ho imparato.Poi la buonanotte al buio, nella stessa stanza.
L'estate non mi aveva ancora portato via quello sguardo selvaggio,quegli occhi limpidi, distesi,verdi.Ti facevano più grande.
Sembravi più grande, sembravi più grande di me per quello che la vita ti aveva tolto, io volevo imparare da te tutto quello che avevi dovuto imparare da solo, mentre io ero stata più fortunata.Ma questo alla lunga mi ha fatto mettere da parte per concederti tutto, anche di abbandonarmi.Il ritorno a casa carico di entusiasmo.Tu ci saresti stato anche dopo, contrariamente alla spietata legge di settembre che divide.
Eppure te ne stavi andando anche tu, così leggero fisicamente,così pesante ciò che vive nella tua testa.
Ho assistito come la più triste osservatrice al lavoro mentale che stavi mettendo in atto per distruggere qualcosa di cui avevi paura. Faccio così tanta fatica a ripetermelo, ogni mattina, ogni notte.Non mi lasci mai, sei qui che mi logori.Sei ovunque io sia.
Sei stato tre mesi della mia vita e oggi che è nato un nuovo novembre non sento passare questo calore che sembra scoppiare da un momento all'altro.Ho una nova nel petto.Implodo con lei rifugiandomi in quella che chiamano Ridimensione.Ma tutto questo non ha forma nè dimensione,straripa, sradica,invade e trascina via con se. Eppure mi dicono, posso farlo entrare da qualche parte, posso arrotondarne gli angoli, posso dare il permesso ai tuoi errori di oscurare le cose belle, così che pesino più di queste ultime.
Mi hai lasciato sola.Hai lasciato che il potere di qualche convinzione ci uccidesse per quello che eravamo, piccoli e fragili.Belli, primitivi. Hai preso il peggio di me, me lo hai tirato fuori coscientemente anche se non lo sai. Mi hai graffiata tutta, mi hai costretta a separarmi da te senza che tu mi avessi ancora vista.Non mi hai mai letta,mai ascoltata davvero come io ho ascoltato te,mi hai sentita cantare senza che ti entrassi dentro, con te non ho più sentito il suono della mia voce, e quella interiore, l'unica che non poteva tradirmi, si confondeva con la tua.
Io mi sono persa come te,ho assorbito quello che mi hai inniettato.Ho assaggiato la tua confusione e picchiato la mia chiarezza.

Ma la cosa più triste e dolorosa è che non poteva andare altrimenti, perchè non hai voluto ricevere,perchè studiare i meccanismi freudiani di difesa all'università non ti insegna certamente a debellarli nella tua vita, soprattutto se non sono i tuoi ma di chi ti sta vicino.
E' così dura accettare qualcosa che non appartiene al mio essere, come la paura difronte ai sentimenti, la paura di farmi male non ha mai ferito qualcun'altro. E' toccato a me,rifiutata a priori,mai vissuta come avrei voluto facessi e chissà, forse mai rimpianta
Puoi sentire la nostalgia di qualcosa che non hai conosciuto davvero?..Vorrei che tutto quello che mi hai ispirato, tutto quello che ho dato non andasse distrutto, vorrei che un giorno, che un' estate, che la pioggia, che su un treno, ritornando a casa o partendo, ritrovando per caso il mio libro di Kundera con le frasi che ho sottolineato.. io ti mancassi.
Ma oggi sono qui a chiedermi cosa mi rimanga di te, cosa devo e non devo lasciare andare, sono qui a desiderare che il tempo passi in fretta, che tu possa crescere e affrontare te stesso sciogliendo le maschere che indossi,riconoscendo la colpevolezza di tuo padre per averti abbandonato, ricoprendoti di una rabbia incandescente, la rabbia che ti serve per riuscirlo a perdonare. Brucio qui dentro, sento il mio singhiozzo,lascio cadere quella lacrima nera di trucco, non la ostacolo, perchè si, è doloroso per me sapere di non poterti aiutare in questo.Lì basterai tu,quando vorrai rivendicare l'amore per la vita.Non ci saranno più i sogni di un padre suicida da dover realizzare, non ci saranno più i suoi libri, i suoi pensieri, la sua malattia.Ci sarai tu, senza sovrapporti a nient'altro, tu e le tue ferite,tu e le tue possibilità.
Io vorrei questo per te, vorrei essere la prima e l'ultima persona che soffrirà a causa della lettura povera che hai del mondo, spacciata per razionale quando non è che cemento, petrolio mentale.Lo stesso che mi ha reso invisibile ai tuoi occhi, mai come ora.
Ora che ho deciso di separarmi totalmente da te, sento che non capirai mai quanto mi costa, quanto sforzo mi richieda, penserai che per me sia più facile porre fine al dolore tagliando il filo di leggera appartenenza che ci ha legato,come se io abbia scelto di cancellarti per ricominciare a vivere, come se volessi dimenticare quello che mi fa soffrire.
Ma è ben lontano tutto questo, sei una ferita ormai.Comunque permani.
Smetterai di gettare sangue, ti attenuerai ma rimarrai.
Sei la mia cicatrice, sei parte della mia storia.
Il mio soffrire a senso unico,un battito interrotto, l'ultimo bacio, la mia crescita.
Spero di averti lasciato una traccia,qualcosa che un giorno ti possa ricondurre anche solo per un istante al noi che ci hai negato, all'addio che ora mi imponi, all'abbraccio che mi hai rimandato indietro.

giovedì 2 giugno 2011

Manifestarsi.


Stasera ne avevo voglia.
Avevo voglia di rivedermi qui, mentre scrivo con le gambe incrociate e gli occhi stanchi.
Cena dietetica portata a termine,studio più o meno considerato,disordine mentale e spaziale, nella testa e in camera.Per la prima volta sto aprendo quel grande coperchio che ha nascosto goffamente per anni qualche segreto di troppo..
Il miei segreti.
Di alcuni davvero, ignoravo la presenza.Mi piace chiamarli così, è un rumore quasi piacevole.Il velo che li riveste è l'unica cosa bella che possa attribuirgli.

Ieri, sembrava un giorno come un altro, marmellata di fragole, pennarelli sui libri per fissare concetti in mente,prenotarsi all'esame, uscire con le chiavi di casa chiuse in mano.
La psicologia è stata illuminante, per questo non potevo scegliermi un futuro più azzeccato.Perfetto, come il tassello del puzzle e lo spazio da riempire.
Ma stavolta non sono io ad osservare, non sono io a stringere gli occhi per cercare di interpretare e dare un nome al colore che le persone lasciano dietro di loro.
Sono io.Io che rivelo la mia combinazione a qualcuno per riuscire a capire che colore abbia.

Più o meno. Un Rosa antico. Un tono che puoi notare esclusivamente per qualche strano scherzo del destino.
Te ne accorgi, ma solo perchè non ho ancora avuto il tempo di nascondermi.
La prossima volta sarai prevedibile e a me verrà facile fuggire e a te altrettanto,dimenticare di esserti mai accorto di una ragazza che non si lascia avvicinare.
Il perchè, è una di quelle domande a cui seguiranno risposte che regaleranno un senso.
Si, questa è la parola giusta.

Un tono tenue il suo, quasi anacronistico.
Si è così tanto abituata a questo suo profumo che non si confonde con nessun'altro,a quella fragranza che si adatta al sogno e stona con le note di un pentagramma reale,che non riesce uscire dall'immagine incantata di se stessa,quella che ha imparato.
Non riesce a ricevere i complimenti e accettarli significa crederci,catturarli prima che rimangano a galleggiare in superficie, come se non le dovessero appartenere.
Lei può immaginare tutto,tranne che far posto a qualcun'altro nella sua vita
Qualcuno che La viva.
Che voglia Lei,Lei che sembra adeguata solo per se stessa.
Forse vuole tenersi tutta per sè, ma non è quello che desidera.
Abbassa lo sguardo, ma in realtà vorrebbe riuscire a sostenere quello di chi la sta guardando;
E proprio lì, come su un viso di ceramica,gli occhi non parlano più, scendono i capelli, nasce il confine invisibile.Quello che percepisci nonostante sia povero di contorni.
Anche se si accorgesse di avere uno spillo nelle sue tasche, quella bolla non la bucherebbe.
Ci penserebbe solo a mente fredda, quando è cambiato l'atto.

Assomiglia ad un'attrice di terza categoria, che per puro caso sono costrette a lasciare le quinte, ad improvvisare sul momento la parte della protagonista.Più bella, più sicura, perchè si manifesta.
Così..Credo di aver combinato davvero un bel guaio,avrei dovuto prendere sul serio il pericolo della gabbia dorata.


Mi faccio tante promesse, e altrettante devono essere le occasioni in cui dovrò mantenerle.

Basterebbe che mi rimpicciolissi come Alice, e che nel calore del palmo di una mano,riuscissi a trovare il coraggio di scivolare dalle dita e a regalare un po' di me, alzando di qualche centimetro il viso e spostando una ciocca dietro l'orecchio
Ma tutto questo devo farlo qui, con la mia statura, sbrinando questo groviglio un tantino gelato, con il tepore che proviene da me.


mercoledì 11 maggio 2011

Fragile, quel soffio appeso ai margini di questo cielo.


Non so neanche come iniziarlo questo post.So solo che ho voglia di scrivere e cercare di mettere insieme ogni pezzettino, ogni ritaglio,anche il più scarabocchiato di quello che sento qui dentro. Sembra che neanche io stavolta sia in grado di leggermi,e questo è capitato proprio a me, che vivo ogni giorno per decodificare il mondo e il cuore degli altri.Vivo nell'Aria, come il mio nome, come i centimetri di cielo su cui amo sospendermi, abbracciata stretta a quest'immagine di me imperfetta che alle volte si protende, altre, si nasconde.
Io mi sto nascondendo e non riesco ad evitarlo.Una parte di me ha sempre desiderato questo momento, finalmente delle difese, delle barriere che non lasciano entrare nulla che possa far male. Preferisco immaginare, piuttosto che mostrarmi per quello che sono. E questo mi fa sentire così poco coraggiosa.
Mi vedo correre,lasciare traccie, mi vedo camminare svelta, salire sul treno, mi vedo svanire quando riesco a confondermi tra la gente.E' delicata la linea che mi divide dal resto, i colori, il vento della mattina presto,la musica che ascolto quando esco dalla stazione sembra adattarsi perfettamente a tutto quello che mi respira intorno.Il tempo sembra fermarsi, come del resto faccio anche io.I pensieri mi coccolano, come mi coccola quel sapore malinconico di quando appoggiata al finestrino mi lascio distogliere dalla velocità degli alberi che mi scorrono davanti agli occhi fino a quando,sulla strada di casa ritrovo il disordine lasciato la sera prima. Nella mia stanza, tazze di caffè, resti dei miei piccoli eccessi, i colori delle candele che accendo a seconda dei miei stati d'animo.Ci sono le mie poesie preferite, le riconosco dalle pagine più stropicciate,i tacchi, che ancora devo imparare a portare,le penne speciali di cui centellino l'inchiostro,regalate da persone speciali.Le mie foto che a volte riescono a raccontare quello che non sono in grado di dire.Ci sono tante cose qui dentro,le tengo al sicuro, come faccio con me, per la paura di portarle fuori e di portarmi fuori.
La mia è una gabbia dorata, dove azzardo i sogni più belli.C'è una canzone che sembra sia stata scritta apposta per me:[ Dai petali scivoli tu, che attenta ti osservi ma non ti comprendi,lascia che ti accolga tra le mie braccia e la tua libertà, brucia le ali e fai parte di me, rinuncia a te stessa e fai parte di me"]Così canta Malika alla fata che è dentro di lei,che somiglia molto anche alla mia.Quel giardino la fa sentire al sicuro,protetta,fino'ora solo vittima dei castelli di cristallo che lei stessa ha costruito e ha visto infrangersi, ma nonostante questo, nonostante i frammenti che ha dovuto rimettere insieme,le sofferenze reali la spaventano ancora di più.Lei come me, ha paura di lasciare quel mondo, anche se fosse solo per un' istante.

domenica 2 gennaio 2011

Il nuovo diario.


Voglio tornare a scrivere con la penna,sula carta che piace a me.
Forse questo sarà il mio ultimo pensiero lasciato così,impresso ma senza che io possa toccarlo.
Di solito quando comincia un nuovo anno,viene quasi spontaneo prendere coraggio e decidere di rinnovarsi, chiudere in una scatola di ricordi i vecchi vestiti di quello che siamo stati, delle stanze che abbiamo lasciato, delle porte che ci hanno sbattuto sulle guance, come lo schiaffo che ricevevi da bambino.
Quest'anno è stato importante, come lo sono stati tutti gli altri da quando ho iniziato a osservare la mia vita come se stessi scrivendo un libro dalla copertina blu.
Blu perchè mi piace pensare che le possibilità per migliorare e per rimediare siano infinite, come sembra il mare, come sembra il cielo.
Ho imparato ad amare quando le persone mi chiamano Aria,riempire i polmoni e il cuore allo stesso tempo.Ho imparato che sentirsi Aria a volte mi fa mancare il fiato, che a volte vorresti quelle stesse parole anche per te, quella stessa melodia anche per te.Essere guardata come io guardo, essere letta e decifrata.Essere svelata come mi vengono svelati i lati oscuri e la neve racchiusa nelle persone che incontro.Peccato che non abbia uno specchio che sappia trattarmi come io tratto il mondo, lo chiamo così.. anche se ne è solo una piccola parte, anche se è solo la mia piccola sponda.
Ultimamente non riesco a farlo così facilmente e sono poche le cose che mi nutrono se non il sogno di vedermi lì i quel luogo, in quel modo, con quello sguardo.
Quest'anno ho fatto un buon lavoro credo.
Ho costruito una porta rossa per entrare e uscire dal mio posto preferito.
E a pensarci questo ha creato tanto scompiglio.
C'è chi si è avvicinato lentamente e si è voltato, chi voleva rimanere solo sull'uscio insieme a me,chi mi ha desiderato solo a metà.
E' stato un anno di "solo".
Come quando scarti un regalo, il tempo di togliere la carta e dentro non trovi quello che aspettavi se non qualche biglietto da visita,un appuntamento, un invito a uscire che ti fa passare la voglia di farlo o qualche ora di spensieratezza senza nessun dopo.
E poi..Ma desideravo davvero quel dopo?A volte ti convinci che i tuoi fiori preferiti siano altri, dimentichi che non fa per te chi è povero di sogni, chi perde i giorni, chi non ti guarda come dovrebbe, per non affezionarsi troppo.Chi sceglie le vie più facili per tenere il controllo, chi ha paura di perderlo quando trova davanti a se qualcosa di diverso.Qualcosa che ha semplicemente forma e sostanza.
Bizzarro è come crediamo di rifletterci nelle azioni degli altri,sembriamo combaciare per qualche assurdo scherzo creato da noi, e poi il pezzo sbagliato.Quello che guardi e lasci sul tavolo.Eppure non sei stata tu a metterti lì a disposizione, almeno non te ne sei resa conto.Magari stavi pensando a tutt'altro e invece arriva qualcuno che ti riporta alla confusione di partenza.Questo perchè facevi finta di star bene da sola.
Ci sentiamo sfiorati di sfuggita, quasi per sbaglio, ci sentiamo oggetti che servono al momento, come il vetro freddo quando si è accaldati,ci sentiamo giardini non abbastanza belli per ospitare qualcuno e quindi, soglie.
Ci sentiamo carne,corpo per un altro corpo e nulla più.Divisi a metà.
Non c'era nulla di sbagliato se non gli incastri.

E oggi,penso che valga la pena sentirsi speciali, sempre, anche quando riempi i vuoti con i cioccolatini di Natale e ti senti in colpa per della pancetta in più, anche quando i capelli appena lavati ti stanno malissimo, quando non hai voglia di alzarti dal divano mentre sei perfettamente entrata nel mondo di Jane Austen e nei suoi vestititi, non hai voglia di uscirne, non hai voglia dei jeans.
Non hai voglia di pensare che hai detto ad un idiota" sai, mi piaci,e ripensi all' incantevole dichiarazione di Darcy, a una mano sfiorata che ha già pronunciato tutto, ai tempi in cui conquistare sapeva di dolce e difficile.
Torni fastidiosamente alla realtà, buffamente corrucciata, e rivedi Bridget Jones,una mia versione inglese che cammina su Tower Bridge.Quel giorno ha fumato meno, anche se il sesso era pari a 0 stelline, quel giorno era bella, bella per lei,bella con la sua vita incasinata. Ti rendi conto così, anche se ci è voluto un bel po', che forse devi aprire quel canale solo a chi possiede le coordinate per orientarsi dalle tue parti.
Ma questa non è Londra.E questo posto ha poco da offrirmi, almeno ora.
Profumi e colori nuovi, non mi serve altro per non avere la sensazione di mimetizzarmi a qualcosa che non mi somiglia.
E' il secondo giorno del nuovo anno,quasi non sento il bisogno di essere tanto diversa, non voglio perdere la sensazione di aver fatto così e così anche quando ho fatto bene, i complimenti quasi mi stupiscono, quasi non ci credo, ma è più bello.Stupirmi e stupire, sono due cose che amo molto, non c'è nulla di già scritto e di pensato,il momento in cui scopri che quello che eri convinta fosse vero, non lo è, che quello che pensavi non è reale, che a quello in cui credevi,non ci credevi, questo è presente.
Se fossi sicura di quello che faccio la maggior parte delle volte, non sarei io.
Credo di aver imparato tanto, senza saperlo.
Abbastanza per sentire il bisogno di evadere senza fuggire ma per imparare ancora, per cambiare e lasciare che le cose cambino insieme a me, per viaggiare con lo zaino e con quello che mi fa toc toc dentro.
Stanotte faccio finta di non sentirmi così disincatata, poggio sulla sedia la mia dose di cinismo.Su di me ha un'aspetto davvero orrido,come un maglione marrone sui pantaloni Fucsia, come se fosse il coniglio a rincorrere Alice, ma ogni tanto è la protezione più economica da trovare. E'da un po' che provo a tutelarmi e non importa quanto alto sia il rischio di arrugginirmi. Ma costruire una staccionata intorno a noi non è una mossa sbagliata,è importante segnare i propri confini,mi fa sentire preziosa e poco accessibile.E mi rendo conto che il fascino dei segreti è proprio quello dell'incertezza,del tenermi un po' oscurata. Svelarsi è come concedere una libertà, è come acconsentire a un "permesso"? Abozzare un sorriso a chi non chiede di aprirgli la porta, ma a chi si prensenta lì e basta, davanti a te, senza che tu abbia cercato nulla, senza che tu voglia convincere qualcuno e pubblicizzarti, senza cercare di riassumerti maldestramente in un secondo dando di te un'idea sbagliata.
Non voglio cancellare niente di quest'anno.Posso solo mettere un punto e cominciare un nuovo diario.

sabato 27 novembre 2010

Distratta.


Ero nella mia stanza.
E' ora di uscire dalle coperte calde,è ora di guardarsi per estendere il bello di quello che si ha dentro anche fuori.Nella mia stanza si possono trovare e nascodere tante cose blu.Ci sono piume,si sparge il profumo sui libri lasciati aperti, i vestiti del giorno prima riempiono la sedia.
A volte penso, che quello che potrebbe essere chiamato disordine è molto di più, guardo quel maglione grigio e quei jeans e ci vedo l'emozione di ieri, il freddo, la pioggia, le canzoni ascoltate ieri.
Mi piace scegliere di lasciare tutto così, perchè amo affezionarmi alle sensazioni belle dei giorni precedenti.Magari perchè questa è una vita diversa.
Il buio di quando esco e rientro a casa mi lascia accesa.
Il treno e le montagne piene di neve che camminano veocemente quando mi appoggio al finestrino mi rendono il diritto che ho sempre rivendicato, quello per cui il motore degli eventi ha portato a rendermi come sono ora,quel mondo zuccherato che mi rende Diversa.
Oggi questa parola mi fa meno paura, parto da qui, forse perchè credo che sia la mia prima vera conquista.
Ultimamente sembra che si avvicinino le persone giuste, quelle che non c'è bisogno di andare a scegliere nelle matasse, quelle che io non devo cercare.
Mi lasciano qualcosa di loro, senza chiederlo e i miei vuoti piano piano si colmano. E' vero,non mi sento mai soddisfatta pienamente di ciò che sono e forse è un bene, perchè solo così sono spinta ad un nuovo passo, ad un altro gradino scosceso.
A volte commetto lo sbaglio di chiedermi quanto manchi al pianerottolo e così per salire un gradino impiego il tempo che strapperei per salirne cinque.Sbuffo, mi spettino.
Poi c'è sempre qualcosa che mi rimette in riga, per fortuna,perchè non vorrei perdermi per nulla al mondo la sensazione di arrivare senza essermene accorta.Così dimentico tutto, la fatica, addirittura il bruciore.
Capire gli altri mi aiuta in quest'impresa, vedo la paura di prendere delle decisioni, vedo mani che coprono gli occhi, e occhi che vedono poco.A volte mi sembra di intravedere il deserto in certe persone, possibile che abbiano lasciato seccare tutto?Nessun fiore ha fatto sentire degno quel giardino o qualcosa ha riservato a quelle foglie solo un'inverno freddo e improvviso,senza un autunno gentile che le facesse volare per aiutarle ad abbracciare la terra.
Mi chiedo, sarò in grado?
Sarò in grado di smantellare tutto questo catrame per l'anima?
Scelgo di riuscirci, nel mio piccolo, nell'intimo di ciò che mi porto dietro alle spalle e mi rendo conto che non potevo scegliere per me qualcosa che non mi comportasse della responsabilità.
Sembra quasi che sia finito il tempo dei compromessi esagerati, delle armonie pensate e dei pianoforti scordati che alla fine mi sono ritrovata.
Il pensiero di essere speciale mi pizzica, perchè mi sale il timore di cadere nella presunzione, nell'auotcelebrazione.
Ma nulla di tutto questo mi somiglia. Ho sempre fatto scivolare l'evidenziatore sui miei difetti, su quello che non ero, su quello che potevo fare e non.E invece oggi non faccio distinzioni, prendo il meglio di me e trasformo quello che ancora non è uscito fuori, scambio i colori scuri con quelli più accesi,mi taglio i capelli, mi metto lo smalto sulle unghie che non mangio più,e tutto quello che prima poteva somigliare al rumore della parola inferiore,è il particolare, è quel patrimonio di oggetti porta fortuna che distinguono una persona dall'altra.
E la mattina presto, mentre vado all'università, mi piace portare il cappotto rosso, infilare le mani in tasca, aspettare che quegli occhi si posino su di me e mi fissino, come faccio con loro.
Mi piace fare parte di quel tipo di donna che nota quello che per molte sarebbe meno di niente.
In quel momento sono felice,posso prendermi lo sfizio di un piacere senza rubarlo a nessun'altro.
Quelle mattine mi sento osservata con una dolcezza che mi era sembrata perduta,e lì dietro, ho paura ad ammetterlo, a pensarlo, ad immaginarlo, ma vedo qualcosa che mi somiglia come mai mi era successo.
Non è che un appuntamento fisso con la tenerezza;
Con una neve che non gela;
Con fantasie che prendono il sopravvento sul presente.
Diventa un incontro che mi addomestica, perchè non guarda indietro e mai avanti.
E' solo lì, in quel momento, in quel minuto, è per me.Solo per me.

lunedì 8 novembre 2010

J'Entends Siffler Le Train .

Sento ancora il frastuono delle stazioni, il rumore dei binari che si investono, i colori e le espressioni frettolose della gente.
Passi svelti, tutto è così veloce, dal finestrino, solo pochi frammenti di una strada in corsa. Non c'è istante in cui non debba scegliere una direzione.
Salgo su quel treno,solo ronzii, bisbigli, sospiri. In quei fiumi di parole, di biglietti in tasca, di borse piene di appunti, di sbadigli, c'è tempo anche per il mio silenzio. In quel momento, dimentico di dover dimostrare a me stessa o a qualcuno,quello che sono.
Non ho voglia di parlare,non sento neanche la mia voce, quasi non mi vedo.
Magari ho qualche bottone fuori posto, i capelli arruffati, il rimmel che mi macchia le palpebre.I miei quaderni sono disordinati e fuggono dalla borsa, le penne si perdono. Mi estraneo, me ne vado.
Comincio a fare la cosa che preferisco, osservo, entro,sfioro anche solo con le ciglia, quelle nuvole di particolari che esplodono dagli sguardi.
Non me ne approprio mai, a volte sento di non averne il diritto, guardo per ricordare, per ispirarmi, per catturare senza derubare.
E' la mia musica preferita. E' il mondo, come gelato variegato.
Ognuno di loro decide di inziare un nuovo giorno, ognuno di loro avrà cambiato i suoi programmi per quella giornata, avrà rispettato un appuntamento importante, o forse l'avrà disdetto all'ultimo.Qualcuno dovrà sostenere un 'esame e avrebbe voglia di scappare ovunque pur di non scendere a quella fermata, qualcun' altro tiene sulle ginocchia lo zaino di scuola.
I bambini hanno gli occhi stropicciati, come me.
Gli adulti, sono preoccupati perchè pensano in fretta. Ma è lì che può ancora cambiare tutto. La giornata sarà anche inziata male, forse non c'è neanche il sole, ma una pioggia battente, come quella di stamattina. Eppure sento che tutto può cambiare, che si può sorridere anche se si saltano le pozzanghere, che posso almeno per una volta confondermi tra la gente, senza il desiderio di distinguermi.
E mi imbarazzo, se qualcuno si accorge di me. Divento improvvisamente, fragile. La mia curiosità si ghiaccia. Finisco per guardarmi anche'io.
Mi rifletto sul finestrino e vedo dietro di me, l'ombra di uno mondo pieno di cose. E a volte ne sento il peso, altre non saprei come farne a meno.Altre ancora mi sembra un qualcosa in più che paradossalmente non è abbastanza. Poi però, mi accorgo che i contorni di quel mondo, così tondo e irregolare, si adattano perfettamente ai miei, che i sogni si incastrano con la paura.
Ma quella porta si apre, la bolla si rompe. Torna a fruire il rumore,e quasi mi scappa un sorriso, perchè nonostante mi conosca a memoria, come una poesia riletta per anni in cui ci sono sempre parole che aquistano un potere diverso, che svelano un altro segreto,ho una nuova strada da attraversare, per cercare di far venire meno quella stessa paura.
In fondo, scesa dal treno, non riesco più a desiderare di rimanere invisibile. Rivendico i colori e quel mio strano atteggiamento, quando alzo gli occhi e rispondo da sola alle mie domande.


....Ah che personaggio, mano infilata in tasca; Arriva dondolando con fare indolente; Lei, conosce bene tutti i suoi turbamenti, le cadute in verticale, i suoi cambiamenti.Quando pensa, lei non pensa che a quell'istante, piange e sorride contemporaneamente... (Personaggio_ Patrizia Laquidara.)

venerdì 29 ottobre 2010

Apro i miei occhi nel Blu.




Dolce vivere nell'aria.
Mi sento sobbalzare su questo filo.
Respiro con le fragili attese, aspetto le aurore inaspettate e i tramonti a nord est, quando desidero che le nuvole mi stupiscano giocando con i colori.

Questo cielo,è così grande che riesco a specchiarmi alzando e abbassando lo sguardo.
Il mondo,è lì.Lo assaporo, lo ritaglio,gli arruffo i capelli e lascio che mi pervada, che mi sorprenda, che mi ferisca.
Perchè è così che accade ai funamboli.Come i poeti maledetti impreziosirono il confine datogli da una società perbenista,facendone il loro unico regno, io accarezzo l'unica linea sottile che mi permette di volare,di cadere.
Ci sono volte, in cui ho voglia di volteggiare insieme alla luce della mattina, allora un passo alla volta,saltello e i miei piedi sembrano suonare un pianoforte, e le mie braccia toccano le corde dei violini che appartengono all'aria.
Oscillo,tutto è così rosa,le nuvole mi abbracciano, e sembra cotone quello che sfiora la mia pelle.
Ogni sorriso è come un biscotto con marmellata, ogni voce è armonia nuova.
E la realtà? La realtà si prende gioco di me.
E' gelosa del mio rapporto con l'immaginazione.
Allora ogni volta che salgo un gradino più alto, decide che sono pronta per uno step ancora più grande.Così, proprio quando sono talmente in cima, in cima agli alberi,in cima a castelli invisibili, improvvisamente scuote il mio filo,e cosa rimane di me..
Torno a guardarmi.
Più vado giù e più fa freddo.
Il mio vestito bianco si apre, si strappa.
I capelli mi vanno davanti agli occhi, il trucco si sfa.
Tutto scorre veloce in quei secondi, cado in una bolla di sapone e la discesa comincia a rallentare, non sono più preda del vento, del temporale.
Quella bolla mi arrotonda il cuore mentre guardo l'illusione cadere silenziosa, come fosse neve.
Sono dinuovo al sicuro, io stessa ho costruito quella bolla senza accorgermene.
Così,quando recupero la fiducia, quando mi convinco che su quel filo posso migliorare, che su quel filo posso volare ancora,la rompo con la punta delle dita e mi arrampico alla notte, al suo mantello che ormai ha guadagnato il centro del mio cielo.
E c'è una pioggia di stelle che mi accoglie e che festeggia la mia crescita, il mio piccolo metro in più, su questo filo.
Posso tornare ad essere fata, fata della mia vita, fata per gli altri, ma il mio vestito, si straccerà ancora, e anche le mani, non perderanno nuovi graffi.
Ma questo lo so.
E ormai lo accetto,anche se spesso faccio tanta fatica.
Come quando ero così piccola da non poter parlare e per nessuno ero in grado di capire.
Eppure, ricordo che in quel momento avevo così tanto da dire.. Potevo solo piangere, come tutti gli altri bambini, perchè qualcuno aveva deciso che non potevo ancora conoscere le parole.
Io ne avevo.
E oggi,voglio credere che la mia vita sia magica.
Voglio credere che imparerò a gestire gli imprevisti, imparerò a soffrire di meno.
Ma non rinuncerò mai a Sentire. A percepire il bello e il brutto che la profondità mi concede.
Io scelgo.
Scelgo quel posto dove è più leggero esistere.

domenica 10 ottobre 2010

Lo sento, il mio profumo.


La Ragazza spirito e l'autunno dolciastro.
Oggi è domenica e qualsiasi cosa voglia scrivere non verrà mai come deve,forse perchè non sono a Parigi, forse perchè non possiedo un nano da giardino da spedire in giro per il mondo, forse perchè anch'io avrei bisogno di un pittore fragile che nel momento più adatto mi spinga verso il largo,io che a volte ho anche paura.
Domani, crescerò e sarò un fiore diverso.
E miei petali.. sono così buffi.
Lo ammetto, immagino che gli altri si accorgano che gioco con il mio filo,quel filo da cui cado e volo a distanza di pochi minuti.Vorrei poter splendere sempre, vorrei poter colmare i vuoti di tutti gli sguardi che incontro,accarezzare la pelle fredda di chi ha troppa neve dentro di se.Vorrei nascondere le ferite con gli abbracci e lasciarle lì, intatte, cicatrizzate, ognuna di loro è figlia del bivio che abbiamo incontrato, delle prove che abbiamo superato, del gelo racchiuso negli occhi di chi ci ha lasciato dietro di se.Oppure, avanti.
Mi rendo conto, che è straordinario prendersi cura di se stessi e insieme ,degli altri e di tutto quello che è qui, qui vicino alla mia finestra,quella che fa di me una timida osservatrice curiosa.
Quante persone si innamoreranno di noi, quante entreranno nella nostra vita, quante giornate grigie diventeranno improvvisamente luminose, quanta pioggia saprà di sole.
Ce ne saranno e si porteranno via anche molta della nostra polvere di stelle.Ma tutte le mani di cui sentiremo il calore, tutti i capelli che accarezzeremo, saranno di chi ci ha colto nel momento in cui eravamo più belli,perchè abbiamo scelto di rinascere.
Amarmi.
Amarmi anche nei momenti più duri, quando fuori la primavera lascia che tutto fiorisca, mentre dentro, fa ancora così freddo e non ci sono alberi vestiti.
Questo è il segreto che sono riuscita svelarmi, dopo tanto tempo, dopo tutte le volte in cui ho accettato di aver perso l'equilibrio su questo filo che ora è morbido, ora tagliente.
Le Mie curve sono il regalo del Mio oscillare, del Mio dondolarmi su chi Mi guarda, su chi invece non se ne accorge.
Chissà perchè, fin qui,sono stata una funambola così maldestra, da fermarmi a guardare proprio chi non aveva una vista abbastanza profonda per riuscire a vedermi, a cogliermi nelle strade più affollate.
Ma forse, basta che sappia farlo io.. In fondo..
Domani è quel giorno, è un giorno speciale, perchè firmerò un contratto per la vita più bella che potessi desiderare,quella di un' Arianna che studia l'anima, che negli altri rivede e scopre se stessa, quella che riscaldando chi ha freddo,diventa ancora più luminosa, un'Arianna che cura il buio.
Ora, credo di aver capito .
Bisogna saper essere Fragili.
Dormire accanto alla propria debolezza, stringerla, accarezzarla come se fosse il primo orsetto che ci è stato regalato da bambini.La notte non farà più così paura,perchè con me, ci sono io.
Per questo sorrido, lo faccio per vedermi splendere e per chi crede che la mia luce possa dare qualcosa in più.

sabato 2 ottobre 2010

Mi Spettineresti?


"Signorina, tu volevi piacermi,
mi lusingò quel tuo voler piacermi.
Unire la mia sorte alla tua sorte per sempre,
nella casa centenaria.
Con te, forse, piccola consorte vivace, trasparente come l'aria,
rinnegherei la fede letteraria
che fa la vita simile alla morte..
Tu ignori questo male che s'apprende in noi.
Tu vivi i tuoi giorni modesti,
tutta beata nelle tue faccende.
Mi piace.Penso che leggendo questi miei versi,
tu non mi comprenderesti,
ed a me piace chi non mi comprende"
(La signorina Felicita, ovvero la Felicità, di Guido Gozzano).

Per una volta,rimango in disparte.
Non c'è posto per altre parole, quando una poesia mi sa regalare questo.

giovedì 22 luglio 2010

NOn chiederci la parola."Possiamo dirti solo quello che non siamo e quello che non vogliamo".

Paura.
Ne ho, ne ho tantissima.Disorientarmi è rinnovarmi perchè implica il fatto che io debba scegliere,ma allo stesso tempo posso sbagliare strada, posso confondere i segnali,posso vedermi in un modo e desiderarmi in un altro.Il dubbio è come uno sciroppo amaro che non sai se mettere in bocca o meno. Rimane quel sapore che fa storcere la bocca, che ti apre una possibilità e te ne preclude un'altra.
Non so più di cosa ho bisogno.
Di cantare forse, di scrivere, ma sento che sto esaurendo il materiale,che ho poche emozioni da vestire, vedo solo panni sporchi.
Non so davvero cosa raccontarmi, ci sono fiabe che ancora non conosco e storie di nodi incantevoli da disbrogliare, ma non riesco a vedere, non riesco a sentire. Ho provato a ricucire anche i brandelli più consumati, ho trasformato uno strappo in un'altro vestito, più bello dicono, più bello, lo credo anche io.
Non sono io a scegliere cosa creare o ricreare o cosa distruggere, è il mio filo, che mi caccia nei guai, che mi portava in cielo a guardare cosa combinassero "quelli là" quaggiù.Ora il mio stato emotivo è sdraiato sulla linea del mare, posso sporcarmi un po' di sabbia e bagnarmi di sale, ma ormai sono poche le volte in cui mi bastava voltare lo sguardo un po' più a destra e riuscire a vedere quella luce fioca e lontana, quella porticina rosea da cui ogni tanto si affacciava il piccolo principe,a volte Peter che mi amava come fossi Wendy, a volte un poeta squattrinato o un suonatore d'armonica al quale bastava carpire i miei segreti per dare un suono a quei pensieri,a quelle nuvole che mi scendono sui capelli.C'era Orfeo che guardavo piangere di nascosto, dietro un albero, e i gabbiani che per me rappresentano anime senza ali invisibili,come le mie.
Ho paura perchè mi sembra di essere il pezzo mancante di uno dei più bei puzzle mai visti, ma non riesco ad incastrarmi, non trovo gli altri pezzi e mi chiedo dove siano nascosti, dove debba andare a cercare, dove debba aspettare.
Ti diranno, segui il cuore, senti, esisti, crea.
Ecco, io voglio farcela, io la voglio lasciare una traccia in questo posto e la voglio profonda,come una cicatrice senza ferita, come una finestra che apre un nuovo mondo.
Come un quadro, vorrei che chi passasse per caso, ogni giorno, mi imparasse a memoria e si accorgesse ogni giorno di nuovi personaggi, ogni giorno di nuovi colori, ogni giorno scoprisse la storia, il volto, le espressioni di tutto ciò che vede.
Sono uno zaino da riempire e allo stesso tempo sono io stessa che devo piano piano traboccare di stoffa, ricordi e vita vera,senza riflessi sui vetri, senza la presenza del prima, del poi, e del "se".Solo corpo e mente abbracciati all'unisono,con l'inizio che presuppone un addio, un ritorno, o un arrivederci che è quello che preferisco,quando le strade si dividono e poi si rincontrano in altre vesti,in nuovi ruoli.Cambiati.
Cambiare è forse la cosa più bella in cui noi umani possiamo riuscire, dove non esiste cosa che trascenda, dove abbiamo il libero arbitrio e nessuna legge che ci obblighi a non evolverci.
Posso rinnovarmi, posso inaugurarmi con un diverso taglio di capelli per una nuova primavera a novembre.Solo che ora, non riesco a sentire, non vedo niente, non scelgo niente, ma desidero.
E' l'effetto del futuro, quando non sembra più così lontano e non è più una distrazione dalla realtà vera,ora è "solo" presente.
Tremo, mentre canto.

sabato 15 maggio 2010

Goccia.. cadi.


Un legame distruttivo.
Non riesco ad amarla la pioggia ,ieri, oggi, ora.
Un sapore amaro e indefinibile, come ciò che sono io e tu per me.
Mi immagino così,sto lasciando che un filo lacerato dagli anni e allo stesso tempo vincolante scivoli via da me. Lo sento srotolarsi, mi sto svestendo.

Tra poco non ci sarai più, o forse rimarrai ma diversamente da come ti ho sempre percepito.
Sei una presenza che mi segue, che mi evita, che io stessa rifuggo, che io stessa rincorro quando sei tu a non volermi.
Non ho mai saputo il perchè tu ritornassi quando mi distoglievo da coinvolgimenti illuminati per qualcuno di più simile a me, per qualcuno di più distante, semplicemente per chi mi sentivo viva e nuova, perchè anche lui.. Era nuovo e per me si apriva una porta da scardinare e da scoprire.
Di te cosa dovevo ancora sapere?.. Non ne avevo bisogno.
Mi bastava ricordare che ti fossi aggrappato al mio zaino quando ancora eravamo dei bambini, quando non esistevano gli istinti e i ragionamenti che distruggono l'emozione.
Già allora sognavo qualcuno che mi completasse, senza ancora conoscere cosa mi mancasse.
Per te invece ero già l'ideale che non avevi bisogno di immaginare.
Era strano convincermi che portassi sulle tue piccole spalle un sentimento così grande e dilagante, tanto che non ho retto e ne sono fuggita.
Ho cercato di contrastarlo, mi sentivo investita da una valanga irrefrenabile che non mi permetteva di contenere nulla di quello di cui mi ricoprivi, era un dare senza poter restituire.
Avrei voluto così tanto poterci riuscire.
Mi hai odiato per questo, io ti ho spostato dai miei pensieri perchè tutto quello che vedevo nei tuoi occhi che conocevo a memoria, non erano altro che coriandoli trasparenti colmi di rancore, pronti ad esplodermi addosso qualora ti avessi chiesto di rivolgermi una sola parola.
Ma sono tornata, o meglio, avevo nostalgia del nostro binomio.
Sentivo che piano piano cominciavi ad apparirmi sempre più sfocato, rivolevo i tuoi contorni.
Avevo perso un po di luce quel giorno, per te l'avevo persa tutta.
Oggi quando penso alla vendetta che mi ha confessato, mi viene da sorridere.
In fondo sapevo benissimo che le marcie indietro equivalgono ad una risposta negativa.
Così sono continuati i silenzi,le indifferenze, i pensieri neri, quelli di due persone che non si riescono a sopportare.
Quelli di chi non esce in quel posto per non incontrarsi.
Quelli di chi pensa, ma come ho fatto e perchè.
Quelli di chi non riesce più a salutarsi.
Forse non ho mai provato amore per nessuno, forse anche tu.
Le mie sono state infatuazioni intense,non sono mancate le sofferenze che in un attimo distruggono tutto quello che vive intorno, che mi hanno fatto perdere di vista me stessa il più delle volte.
Ogni ferita si portava dietro la percezione che avevo di me, le situazioni che troncavo mi tagliavano a metà e immancabilmente sentivo che mi mancavano gli strumenti per ricostruirmi e ricolorare quello spazio vuoto che si era cancellato.
Ho sempre vissuto con il tuo fantasma.
Tutti i giorni eri lì, me ne scordavo ma almeno più di due volte all'anno mi riconducevi da te, senza volerlo, senza saperlo.

Rieccoci, forse l'abbiamo pensato entrambi.
Più grandi,più esperti del mistero di noi stessi, più audaci, più vicini al corpo dell'altro ma inconciliabili.
La dicotomia che ci assale è più forte e tu l'hai appoggiata, a me non importa cercare di comprenderne il motivo, non cè più tempo, non ho più scelta.
E' giusto, è inevitabile, necessario, imprescindibile, ma ne soffro.
Ce ne stiamo andando.
Emotivamente, fisicamente.
Stiamo scomparendo. Non senti quanto fa male?
Sembra una stretta allo stomaco,è vetro che pur infrangendosi si porta via anche i frammenti.
Hai scelto per entrambi, nel bene e nel male.
Qualsiasi siano i tuoi sentimenti, qualsiasi siano i miei,ieri , oggi, ora è tutto grigio.
Siamo arrivati all'epilogo tanto atteso e mi sembra più vuoto di come lo immaginassi.
Non sapremo mai come sarebbe andata.
Le carezze diventeranno pensieri dolci per vecchie scatole da riscartare a tempo perso, quando ci sarà voglia di ricordare.
Ora sembrano solo una sosta obbligata in un luogo abbandonato, dimenticato da dio.
Le voglio scordare,soprattutto perchè per te sono state solo qualcosa di aggiunto ad una situazione che non sai spiegarti, o forse si.
Non lo saprò mai.
Non me lo sussurrerai mai.
Non cè più tempo, come dici tu.
Cosa sia stato, cosa ci sarà da trattenere o lasciar andare,io non lo so più.
Siamo sempre stati destinati ad un addio.Sembra vicino, è già qui.
Un finale, senza una porta che si chiude, anche questo sta perdendo significato.

Ti dissolvi così, in questa pioggia che tartassa, senza alcuna certezza o definizione.
Non hai paura di lasciarmi andare.
Io si.

mercoledì 21 aprile 2010

Fuori cè luce, poi buio, poi ancora luce.


Bene.
Quanto mi piace la presa di coscenza.
Quando mi accade,tiro su un sospiro di sollievo perchè comincio ad educare i pensieri e a tenerli al guinzaglio senza che si espandano, ma ho voglia di lasciarli parlare e di asciugare le poesie che mi sputo addosso meravigliosamente.
Qui dietro alle mie persiane rosse_
Sotto i bordi delle cartoline incastrate negli specchi_
Nelle tazze scheggiate dove raduno le matite colorate_
Sulle candele consumate nei miei sogni_
Sui giochi di luce di vetri dispettosi_
Sulle sciarpe che sanno di me_
Sull'argento sparso disordinatamente ovunque_
Qui cè poesia, come in tutte le cose che ho toccato con gli occhi, senza parlare.
Cè infanzia, vecchi diari di parole di cui ancora non sapevo il significato e che usavo solo per il piacere di saperle scrivere.
Qui ci sono le mie trasformazioni soffici, cè quel filo che mi stringeva come uno spago e che ora conduco dove io voglio, è il mio filo.
Qui cè l'estate che sa di basilico e la primavera che mi sconvolge l'emozione;
cè l'inverno di lana gialla e l'autunno dei miei alberi.
Qui ho con me tutte le stagioni e i profumi e l'aria, l'acqua, la neve abbracciate insieme.
Qui cè la colazione della domenica e la cioccolata nascosta;
le maglie larghe per volteggiare meglio su questo filo fragile, e quelle strette della notte, così adrenalinica, scura, seducente come a volte voglio essere per me.
Oro e polvere magica sulle mie pagine_
Bicchieri dove ho lasciato la mia impronta_
Foglie ritagliate_
Cucchiaini sporchi di miele, per esaudire i desideri_
Lettere di compleanno ammucchiate nei cassetti_
Un arcobaleno per vestire gli occhi_
Vorrei fare di me una dama dalle mani macchiate di campagna e di erba verde.
Vorrei tagliarmi i capelli e conservare il viso antico.
Sento una personalità che sboccia e palpita, che si contrae e che canta elettricità.
E quella nuvola, quel grigio che sa di impreciso e impalpabile, si schiarisce a poco a poco fino a scomparire.
Cè solo luce qui, e quando voglio posso amare la pioggia più violenta e saperla addolcire catturando il suono di quelle goccie che prima di cadere scintillano come lucciole.
E' il fascino di tutto quello che decade e che muore ed io, piccola versione di un Ameliè meno grande, sono morta tante volte e rinata come meglio potessi riuscire.
Ho conosciuto le piccole onde pur restando ad aspettare quella perfetta, quella da cavalcare, quella per cui ha senso nuotare e tacere per non fermarsi a guardare riflettere uno sguardo perso su un acqua priva di risposte.
Non la conosco quell'onda, forse l'ho già conquistata in un passato senza tempo, ma non appartiene a nessun ricordo, e farà in modo che io non la possa riconoscere, perchè così è sicuramente più bello.
Ho un cielo intero di stelle diverse, una per ogni istante, una per ogni stato d'animo, per ogni sorriso che conquisto.

Quante cose ho...

Talmente tante che a volte me ne scordo, perchè so rendermi elegantemente triste.Ma ci sono momenti in cui apprendo e mi sperimento.Così ho iniziato ad "impararmi"
.. non eri tu, ma io mi sono trovata bella e basta questo.

Qui ci sono io.

Il piccolo principe e la rosa insieme, sono la piccola mano che si prende cura del fiore, e sono il fiore che ama il suo padrone.
E cè anche quella camapana di vetro, quel bozzolo ovattato, quel nido caldo che avrò voglia di infrangere e riaggiustare ogni volta che rimarrò affascinata da un buon osservatore.
Mi guardo fiorire,
le ali ci sono ancora, e sono più belle.


Non qui ma qui, forse più qui.Una pietra grezza.

lunedì 5 aprile 2010

A volte mi guardo

LE mie ali sono ombra e tempesta, ovatta e zucchero. Le voglio ma non è un possesso indolore.Cè sempre quel fuoco, quella fiamma danzante che mi ramifica il cuore come se fiorisse in anticipo una primavera inaspettata, ma effimera,trasparente, quasi impercettibile.Mi porto dietro questo mondo, questo cinema francese, queste finestre dal vetro cangiante, e ci sono fiori, violini,foglie e volti sempre nuovi ma affetti dallo stesso difetto di fabbrica, da quella incrinatura che mi attrae.
MI piace tutto quello che è storto, perchè non è mai uguale, perchè è sempre in continuo mutamento per abbracciare la perfezione, che tra l'altro non raggiungerà mai, ma è più emozionante il pensiero di riuscirci e di toccare con le dita l'illusione più tagliente, di lasciarsi trapassare il corpo e l'anima, di fondersi in qualcos'altro, in qualcosa che vada oltre l'essere me stessa come donna, ragazza, cuore
Quando mi capita di saltellare nelle parole di questo posto che parla essenzialmente di quello che mi gironzola tra i riccioli,mi sento come se non stessi cambiando,eppure mi muovo, scopro e mi avvicino a nuovi sapori che però sfuggono, e si perdono.
E io mi perdo.
MI ritrovo?, forse si, forse no, ricomincio senza mai lasciare a casa il sole e la sabbia dei vecchi castelli altrettanto meravigliosi, colorati e dolci, come lo sono i pensieri che ogni tanto destino a qualcosa o a qualcuno.
Vorrei tenerli per me, vorrei evitare per la prima volta di sperperarli come se io stessa non gli stessi dando il giusto valore.Ma..
una piccola Arianna pesa tanto, è il suo pensiero che la fa barcollare, è la sua testa che le toglie la luce di cui ha bisogno.Lei si prende cura di se, si accarezza sempre, si riconosce nel posto che occupa nel mondo, un mondo che forse non ha mai fatto per lei, ma visto che ci siamo, tanto vale viverlo a cambiarlo al meglio, per quanto possibile, eppure si arrabbia e combina disastri.
NOn ho mai conosciuto stabilità,ma non è stata una mia scelta,sono sempre alla ricerca di qualcosa che mi completi, che mi delinei ancora di più, che mi regali un profumo ancora più inebriante, ma questo mi porta ad essere una piccola onda che avanza e indietreggia, che sfiora, che si innamora della parola amore senza conoscerlo.
Un mare per espandermi e delle conchiglie per ascoltare la mia voce che cresce, che canta e che si trasforma nella persona che ho sempre sognato di diventare, forse basta questo.
E se il vento come sempre è il primo a cogliermi impreparata, è perchè conosco solo l'arte del sogno in un posto che non lo accetta.
E allora, qual'è il mio posto?
L'aria, il mare, o la terra ferma?..Se mi fosse concesso, volerei all'infinito, sospesa, ma lontana mai.
A volte mi guardo e vedo confusione, coriandoli quà e là quando non è ancora carnevale.
A volte mi guardo e vedo più anni di quelli che ho e la cosa mi spaventa.
A volte m guardo e mi vedo bella, ma soprattutto dentro, allora, ho paura che sia solo una percezione del mio ego e che gli altri non mi vedano, o mi vedano da un angolo che mi tiene in ombra.
A volte mi sento un poeta maledettamente sregolato, irrazionale, e stortignaccolo,un pittore che dipinge senza conoscere la teoria della sua arte regalando a se stesso e al mondo capolavori di passione e istinto.
A volte mi guardo e vedo una tartaruga goffa, che decide di farsi vedere alla luce e che all'ultimo momento cambia idea ritornando nel suo guscio.
A volte mi sento il piccolo principe, sul suo magico pianeta fatto apposta per lui, che guarda il mondo e piange perchè vorrebbe farne parte.
A volte mi rivedo nella bambina che ero, un po matta come sono ora, che voleva vedere e andare sempre oltre la linea di confine imposta.
A volte mi piaccio così, anche se devo migliorare.
A volte mi guardo e penso" che strana creatura che sei".. riuscirai a regalare agli altri tutta la bellezza che ti brucia dentro senza esplodere?..

mercoledì 17 febbraio 2010

Quasi MArzo

Se avessi la possibilità di rinascere o decadere mi ritroverei in uno di quegli stati mentali che spesso riempiono come una soffitta impolverata la scatola eccentrica del mio cervello, un organo verso il quale nutro della compassione incomparabile, viste le scariche elttriche dei pensieri,isterici come defibrillatori sul cuore di un cardiopatico.
Quante volte incalziamo i nostri discorsi usando la parola fine.Ammetto che ci faccia sentire importanti e padroni della nostra piccola esistenza.
In quanto umani siamo creature strambe,a volte ci limitiamo da soli, o per la paura di non riuscire a controllare la nostra luce o perchè dobbiamo rendere straordinaria la nostra avventura in questo posto, immaginando vetrate inesistenti,al dilà delle quali tutto sembra più bello e più appagante di quello che già abbiamo nella nostra stanza.Ma..nonostante le inclinazioni di uno spirito ancora in cerca di definizione,
sono riuscita a costruirmi una magnfica scenografia dove posso sentirmi l'attrice principale.Un pavimento caldo e delle lenzuola bianche,quelle che hanno un profumo speciale,semplice, pulito, come l'odore di queste prime giornate in cui il sole non si nasconde.
Oggi la pioggia che mi ha sempre favorito emozioni sembra aver perso il suo ruolo.
La sentivo gocciolare su quella finestra, la sentivo mentre sgambettavo frettolosamente per strada, si mescolava alle foglie e mi intricava i pensieri più di quanto non lo fossero già.
Cadevano le sensazioni, e la musica che capitava in radio sembrava sempre la giusta colonna sonora per quelle lacrime di cielo che rendono poetica qualsiasi cosa mi accada.
Mai come ora però, abbiamo tutti bisogno di scaldarci un po, almeno dentro..
IMMagino tempeste solari, bollicine d'arancio che volteggiano e palpitano con il cuore..Non fa più freddo.
Sono nella mia stanza, assieme a tutto che quello che immagino, cè una finestra, ed è così bella, grande, a misura dei miei sogni.
Non ero mai riuscita a guardarla davvero,afferrarla solo con lo sguardo significava bucare la seta sottile che ho creato con gli anni, per difendermi e proteggere quel mondo a cui sono tanto affezionata, quel palcoscenico che mi vede protagonista e spettatrice sempre troppo critica di me stessa.
Così mi sono specchiata su quel vetro e ora conosco bene i miei contorni e li sento unici. Non cè appartenenza, nulla corrisponde a me,semplicemente ..Vedo me.
Meravigliosamente così come sono, con ogni strappo, con ogni orlo storto, con magnifiche linee trasversali ben delineate, con quei vuoti che sto riempiendo,con gli eccessi che sto educando,e con i difetti che sto svestendo.
Basterebbe affacciarsi, e respirare quell'aria che ho solo immaginato.
Sono come una bambina che a volte prende in prestito un leggero broncio per trovare il coraggio di sfilare le rotelle colorate dalla sua bicicletta.Un rifugio, o forse una sicurezza senza la quale non saprei come rimanere in equilibrio.
Ho paura di oscillare e di sbucciarmi le ginocchia..perchè il bruciore sarebbe diverso.. reale, vivo, senza costruzioni cadute a terra, senza pensieri dorati che hanno perso le ali, senza uno sfondo di pioggia che mi sussurri: bè anche la tua malinconia sa essere perfetta nel suo grigiore e nel suo senso di sospensione. Ma oggi sento che il sole mi fa bene.Non posso desiderare una pimavera migliore di questa..è il profumo di un età che si chiude, e della bambina che cresce, che si riconosce tra la gente.
E' l'aria che coccola questi dolcissimi diciannove anni.

lunedì 11 gennaio 2010

Io preferisco l'Oceano.
Incantevole.. Azzarderei.

domenica 27 dicembre 2009

SOno emozioni pesanti.Quando pensi di esserti aleggerita il fagotti di insicurezze e castelli mentali, arriva nuova sabbia fragile che si incastra in ogni buco che trova.
PErchè tutta questa confusione?
PErchè aver paura di sensazioni vere, e rifugiarsi sempre in ricordi o pensieri inconsistenti, o in ideali, o in emozioni costruite dalla nostra mente?
Io credo, che in fondo cio che è bello può anche regalare un bacio al vero.INvece no. Io che sono libera e penso di esser imprigionata da ganci di argento fresco, mi sento costretta nella prigione di chi ha perso quella chiave, e quell'acqua frizzante che scorre nel corpo.E.... Mi annoio facilmente, la cuoriosità è la meraviglia del mondo, il segreto,quello che è nascosto attrae la mia attenzione, perchè dietro a un cielo che nasconde il suo centro, io vedo altro, e la mia IMMaginazione plasma stelle zuccherate che addormetano la realtà.
Ma perchè le due dimensioni coincidano insieme, è necessaria la dicotomia di entrambe, di modo che.. il desiderio che le muove si faccia man mano più forte, e le sproni a volersi unire, senza costrizione dai pensieri.Succhio luce,per il tempo che rimane.

venerdì 26 giugno 2009

cOme IN un QuaDro


Renoir, il favoloso mondo, l'arte che nasconde dietro ai giochi di qualche pennello il segreto del diverso.

Così amiano percorrere stradicciole,piccoli sentieri angusti rispetto a quell'enorme autostrada centrale accessibilie a tutti, un po piatta forse,fastidiosamente leale, perchè chi sente e percepisce quel desiderio di ricerca ,di evasione, chi sta cercando la sua piccola verità, sa bene che non troverà nulla di tutto questo, da quella parte.O forse no.
Ma le circostanze, gli eventi che si incastrano, la mente che cambia e che comincia ad ascoltare il suo respiro, fanno sì che quel qualcuno un giorno possa cambiare idea, e così muovere un passo indietro e voltarsi da quella strada.

In tutto questo,nella poesia, nell'arte, nella musica, cè sempre stato chi ha voluto il diverso, chi ha scoperto e ritrovato tra le mani affaticate un segreto.La vita del sentiero, per pochi risulta facile.

I piedi troppo esitanti si feriscono, sassi, erba ruvida temprano la pelle, l'anima.Non si conosce alcuna destinazione, esistono solo domande, sul futuro, sul presente che sfugge e che vivendo nel mezzo, interesecando la nostra visione temporale, lascia a noi la libertà di oscillare, una volta tra il passato, i suoi ricordi, i suoi errori, la sua nostalgica spensieratezza, l'altra su quello che avverà, e il nostro sentirci sospesi su di un filo che siamo noi stessi a tendere e a filare.

Oggi ho scoperto che il diverso non conosce ombra,si amalgama come crema macchiata dalla buccia di un limone maldestro.

Ma non tutti riescono a scorgerlo.

La ragazza con il bicchiere, era Ameliè, a volte sono io, a volte tutti noi.Un istante che si imprigiona, chi conversa con i propri amici, due amanti che si corteggiano, sguardi innmorati, persi nel vuoto, pensieri che si muovono in silenzio.Lei, lei è assente, il suo nome , la sua firma ornata di un meraviglioso estro non appare in quel registro.
Lei non vuole esserci, o meglio, lo vorrebbe, ma per quel momento, non si reputa degna, accetta il disimpegnato ruolo di un comparsa.Così sembra aver perduto il suo sguardo, riflesso sul vetro opaco di quel bicchiere, freddo,ma che riempie la sua mano.Lei non si chiede più il perchè quei personaggi , così vicini, ma allo stesso tempo incredibilmete distanti, non si accorgano della sua ombra, della sedia che la sta abbracciando,del profumo che la sua sete di sogni sta emanando.Lei cè, eppure, non si vede.
Allora il diverso, non colpisce più degli occhi curiosi ,è lì, incastonato come una pietra preziosa, che riesce a persuadere solo la vista di chi conosce la dura vita del sentiero.Anche lei sta percorrendo quei luoghi angusti,ma i suoi piedi il più delle volte accarezzano le pareti del cielo, ci sono ali che la sospingono oltre l'umano visibile, ed ecco che la realtà perde importanza, perchè per la sue emozioni avide di sopraffazione,la luce reale non ha colore, odore, il cuore non riesce a sentire il suo bisbiglio.
Lei sa, un giorno,qualcuno,lì, in quel quadro così perfetto nella sua spontaneità, percepirà il rumore di quel bicchiere poggiarsi sul tavolo.Lei non amerà più rimanere segreta difronte al cospetto del mondo, smetterà di avere paura.
Cosa la aspetta lì fuori?
Lei sa, perchè conosce il bruciore delle sue lacrime che quel sentiero ha assorbito, si osserva,davanti sente il calore di una strada illuminata da lampioni sorridenti, il tempo canta le sue ore, non esiste ritardo nè fretta, tutto quello che ha sempre desiderato scoprire è lì ,lentamente scarterà come carte di caramelle le risposte alle domande che l'avevano sempre turbata e oscurata con quella sottile patina che la rendeva invisibile,donandole un tenero senso di protezione.Lei è splendente come una chiave d'argento chiusa in una piccola scatola legnosa.Ha voglia di uscire, e quell'attimo, quell'istante in cui sembra pietrificarsi come un cristallo di neve sul ramo di un albero è necessario per riuscire a trovare la forza che le serve, la silenziosa andatura di quella riflessione la sta cambiando, la sta dolcemente invitando a posare quel bicchiere e ad alzarsi da quella sedia.Sta tremando, ma il timido desiderio di uscire dal quadro e di scoprire la vita, sembra aver mosso il suo cuore impaurito.
Lei sta scoprendo il coraggio.
Per la prima volta un emozione vera, reale,all'altezza dell'incantevole profondità del suo mondo.

domenica 21 giugno 2009

Ermetismo


No, non ho bisogno di questo.

giovedì 18 giugno 2009

Nous ChanTons


Oggi, l'oggi che aspettavo è arrivato, in punta di piedi forse, anche un po esitante e timidamente impaurito.Oggi,chiederò solo ascolto, orecchie che sorridano alla smorfia dei miei suoni.

Oggi dovrò perdere la memoria e la vista, il contatto con gli sguardi che cercheranno di catturarmi,oggi, come in un grande palco per danzatori, la prima ballerina,accarezzata da seta bianca, sorretta da gambe affusolate, sarà la mia percezione.

Sentire.Rivolgere la voce in alto, mantenere la giusta forza nei piedi.

Cantando si oltrepassa quel limite tanto detestato, amato, immaginato, tra la terra e il cielo.

Anche le emozioni più fragili assumono un colore, un aspetto, una forma, un suono che ben plasmato può solleticare le sensibilità di chi lo accoglie suscitando una nuova emozione.A volte, capita che io non mi senta una cantante,per l'imbarazzo forse, o perchè credo sia un dono troppo prezioso da accettare.

Così, canterò per me, per voi, per tutti coloro che lo vorranno, senza la paura di dover dimostrare qualcosa, di deludere le mie aspettative, anche se, non lo nascondo, sarei contenta di superarle.

Sarò me intonando le note di Demian.Sarò me in Maria maddalena , nelle sue insicurezze, nella sua paura di realizzare la natura del sentimento che la lega inconsapevolmente e incondizionatamente a un uomo venuto dal cielo

Oggi sono io, un po cresciuta forse, un po più artista, un po più donna.